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Giovanni Fantasia racconta Le (sue) pratiche del niente PDF Stampa E-mail
Scritto da Lara Palummo   
Martedì 02 Dicembre 2014 20:44

fantasiaCi troviamo di fronte a un romanzo di decostruzione, che disturba, o quantomeno turba, anima e stomaco, volontariamente. Implacabile con il lettore e con l’autore stesso. Le pratiche del niente (Incontri editrice), è il secondo libro di Giovanni Fantasia e sarà presentato domenica 7 dicembre alle 16.00 presso la Sala Europa del Palazzo Comunale di Modena, nell’ambito di Libriamo.

La lettura del romanzo, che vive di doppi, di contrasti, di confronti, di una dualità disperata, porta a calarsi nel quotidiano e a leggerne tutte le sfumature insopportabili che questo ci riserva. I genitori, gli amici, gli amanti desiderati, la strada, gli estranei, gli edifici: tutto questo diventa oggetto di una lente sopraffina, che acuisce e non smussa nessun angolo, anzi. Le parole, i dettagli, le brutture, l’usuale e l’ignorato balzano alla mente come un pugno.

Non ci sono sconti in questo racconto di pochi giorni e che dura più di vent’anni: dal 15 dicembre 1990 al 24 dicembre 2012. Il protagonista, Gabriele (Ele), è un bambino negli anni novanta e un uomo negli anni dieci del ventunesimo secolo. Un bambino insicuro, al riparo in una famiglia fatta di quotidiane e fastidiose incombenze: il nonno vecchio, ripugnante, la mamma asfissiante, il padre che frequenta giovani prostitute del raccordo. A chiudere il cerchio c’è Angelo (Macino), l’amico spaccone con la cosina.

Poi Gabriele è un trentenne saldatore, nel frattempo un disoccupato, insoddisfatto e senza un euro, che torna a vivere con la madre, Marina, destinataria di ogni pensiero e parola omicida, di sguardi che non perdonano, di assenze, di occhi che somigliano ai suoi, in fondo.

È un uomo, prima di tutto, con i suoi impulsi e le sue mancanze, i suoi occhi da fotografo neorealista. Un uomo che non traccia confini, che li supera, che si mostra, nella sua sensibilità, al mondo crudo e grigio, spesso ripugnante, fatto di paesaggi padani, sovrastati da collera e nebbia.

Una madre che cerca contorni su tovaglie fiorate, diafane cinesi punk, paesaggi degradati, spese sotto ai dieci euro, taschini di giacche di marca per figurine, senza le figurine: il background autorale si specchia appieno negli scritti di chi lo ha preceduto, raccontando altre generazioni, altri libertini, così, per dire.

Le pratiche del niente, scritto negli anni duemila, racconta un disagio e un delirio, una discrepanza tra l’attesa e l’accaduto. Una solitudine piena, scandita dalle pratiche del niente, come del tutto.

L’intervista a Giovanni Fantasia: